A volte le storie più significative nascono nei luoghi in cui le persone imparano di nuovo a stare insieme. È il caso del progetto realizzato da Club Itaca Lecce, che attraverso un video collettivo ha raccontato un percorso di rinascita personale e comunitaria, mettendo al centro la voce dei soci e la possibilità di trasformare il dolore in racconto condiviso.
La storia di Andrea Il protagonista del video è Andrea, socio del Club, che ha scelto di raccontare la propria esperienza legata a un periodo di forte sofferenza psicologica, caratterizzato dalla presenza di voci e da una profonda sensazione di isolamento. Un vissuto che lo aveva progressivamente chiuso in sé stesso, rendendo difficile il contatto con gli altri e la vita quotidiana. Nel progetto, Andrea ripercorre il passaggio “dal buio alla luce”: da una condizione di fatica e smarrimento, fino alla riscoperta di uno spazio di accoglienza e ricostruzione personale all’interno del Club.
Un progetto collettivo Il video non è però il racconto di una sola persona, ma il risultato di un lavoro condiviso. I soci di Club Itaca Lecce hanno partecipato attivamente alla costruzione narrativa e tecnica del progetto, contribuendo in modo diretto alla realizzazione del racconto. Cinzia, Rosa e Vittorio hanno dato voce ai momenti di maggiore intensità emotiva, ricreando attraverso il suono e la presenza vocale la sensazione di pressione e disorientamento vissuta nel periodo più difficile. Vittorio e Virginia hanno curato le riprese, realizzate tra Lecce e Bari, portando il progetto anche fuori dallo spazio abituale del Club, in un clima di collaborazione, partecipazione e condivisione.
Le voci e la rappresentazione del disagio La costruzione del video è stata un vero e proprio percorso creativo e simbolico. I soci hanno immaginato insieme come rappresentare lo stato di sofferenza, utilizzando anche momenti scenici e ripetitivi per rendere visivamente e sonoramente la sensazione del “non stare bene”. Le voci, elemento centrale del racconto, sono diventate strumento narrativo per rappresentare il disagio, ma anche per trasformarlo.
Il ruolo di Club Itaca Lecce Il secondo momento del video segna invece un cambio di direzione: la luce, la ripresa, il ritorno alla vita. Club Itaca Lecce viene rappresentato come uno spazio di ricostruzione, un ambiente protetto e strutturato dove le persone possono ricominciare attraverso la relazione, la routine e il lavoro condiviso. Il Club si fonda su alcuni principi chiave: serenità, rispetto, amicizia, consapevolezza, obiettivi e crescita personale. Un luogo in cui non si è soli e dove il percorso di riabilitazione socio-lavorativa diventa un’esperienza concreta di reinserimento e dignità.
Un’esperienza che lascia il segno Il progetto ha rappresentato per tutti i partecipanti non solo un’attività creativa, ma anche un’occasione per dare forma al proprio vissuto, trasformando la fragilità in narrazione e la narrazione in possibilità di cambiamento. Un ringraziamento speciale è stato rivolto a Rai 3 per l’opportunità di presentare il lavoro e dare visibilità al percorso del Club Itaca Lecce, contribuendo a portare all’esterno una testimonianza di inclusione, partecipazione e salute mentale vissuta nella quotidianità.
Un finale “bizzarro” ma autentico Il video diventa così molto più di un prodotto audiovisivo: è un racconto corale di rinascita, dove la voce di Andrea e quelle dei soci si intrecciano per restituire un messaggio chiaro — anche dopo il buio, è possibile ritrovare una direzione. La testimonianza di Andrea racconta quanto sia stata emozionante l’esperienza di realizzare il cortometraggio “Io sono Andrea” per Club Itaca Lecce. Un percorso intenso, condiviso con i suoi compagni, che ha reso il progetto ancora più significativo. A coronare il tutto, la soddisfazione di vedere il lavoro arrivare fino a Rai 3, grazie a Progetto Itaca Lecce. E alla fine, tra una ripresa e l’altra e qualche emozione di troppo, resta una certezza un po’ bizzarra ma autentica: a volte basta una piccola storia raccontata insieme per finire, senza quasi accorgersene, davanti a una telecamera nazionale… come se la realtà avesse deciso di montare da sola il suo finale.
Un percorso intenso, condiviso con i suoi compagni, che ha reso il progetto ancora più significativo