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Il magazine di Club Itaca Lecce

LA LUNA E I FALÒ di Cesare Pavese (1950)

Tornare alle proprie radici

di Rosa  |  17 Giugno 2026

1. Il ritorno alle origini


La luna e i falò racconta la storia di un uomo che torna nella sua terra natale. È un uomo senza radici, nato illegittimo, al quale restano soltanto i ricordi, i luoghi e le usanze del suo paese e della sua gente. Fin da bambino viene etichettato come “il bastardo” e cresce presso una famiglia che non è la sua, con il preciso scopo di essere sfruttato come forza lavoro.


2. L’infanzia e la condizione degli illegittimi


Erano tempi in cui i figli illegittimi venivano adottati soprattutto dalle famiglie più povere: un maschio per avere braccia forti nei campi, una femmina per aiutare nelle faccende domestiche. Tornato alla Gaminella, il protagonista ritrova i luoghi della sua infanzia: le strade, i cortili, le piazze, le case, gli amici e i conoscenti. Attraverso questi incontri ricostruisce il passato e scopre quale sorte sia toccata alle persone che aveva conosciuto.


3. La vita contadina e il legame con la natura


Nel romanzo vengono descritti i contadini, il loro duro lavoro e il profondo legame tra l’uomo e la natura. Pavese racconta il ciclo delle stagioni, le tradizioni popolari e le superstizioni che scandivano la vita quotidiana. Sulle colline più alte si accendevano ancora i falò: si legavano le fascine e le si bruciava. Questi fuochi avevano una funzione propiziatoria, poiché si credeva che favorissero la pioggia e rendessero più fertile e abbondante il raccolto.


4. Le superstizioni della luna


Anche la luna era circondata da credenze popolari. Si diceva che non si dovesse tagliare un pino durante la luna piena, altrimenti il legno sarebbe stato divorato dai vermi. Allo stesso modo, gli innesti dovevano essere eseguiti con la luna piena, perché altrimenti non avrebbero attecchito. Queste tradizioni mostrano quanto fosse forte il legame tra il mondo contadino e i ritmi della natura.


5. Il significato simbolico della luna e dei falò


La luna e i falò diventano così simboli di un mondo antico, fatto di fatiche, speranze e riti tramandati nel tempo. La luna osserva dall’alto, immutabile, gli amori e le tragedie dell’esistenza umana, mentre i falò consumano ogni cosa fino a ridurla in cenere


6. Il ritratto di un’Italia povera

Questi racconti riportano alla memoria un’Italia povera e in gran parte ignorante, dove si conduceva una vita semplice ma regolata da una rigida moralità, soprattutto nei confronti delle donne. Molte persone passavano il tempo a lamentarsi, ad attribuire le proprie disgrazie a qualcun altro e ad attendere una sorta di intervento provvidenziale, affidandosi alla religione e ai santi.


7. La dignità nella povertà


Mia madre apparteneva a quella generazione. Erano poveri, ma la povertà non era considerata una giustificazione per trascurarsi. Anzi, era un dovere mantenersi puliti, rammendare i vestiti e presentarli nel modo migliore possibile.


8. Un ricordo di miseria e indifferenza


Ricordo che mia madre mi raccontò la storia di una donna molto povera che raccoglieva verdure nelle campagne per poi venderle. Non possedeva nemmeno un vestito: aveva praticato tre buchi in un sacco di patate e lo indossava come un abito. Ciò che colpisce è che nessuno, tra coloro che la vedevano ogni giorno, pensò di regalarle un vestito.


9. Riflessione conclusiva


Da questo punto di vista, credo che oggi la Chiesa e molte associazioni caritative siano più attente ai bisogni concreti delle persone rispetto al passato. Tuttavia, storie come questa aiutano a comprendere la durezza della vita nelle campagne italiane di un tempo e il mondo che Pavese ha saputo raccontare con tanta intensità in La luna e i falò.  


Commento Rosa: vado alla ricerca di questo genere di libri che racconta un’Italia che non c’è più ma carica di ricordi, insegnamenti. Gli autori del Novecento sanno prendere il lettore, immergerlo in un mondo che lascia un segno, un emozione e ti possono cambiare le tue vite, su ciò che è importante nelle esistenze di ognuno di noi.

Il protagonista è un uomo senza radici, nato illegittimo, al quale restano soltanto i ricordi, i luoghi e le usanze del suo paese e della sua gente

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