Progetto Itaca Lecce rappresenta oggi una delle realtà più significative del territorio nella promozione della salute mentale e nella lotta allo stigma che ancora circonda il disagio psichico. Attraverso il Club Itaca, l’associazione offre percorsi di inclusione, formazione e socialità, mettendo al centro la persona e le sue potenzialità. Abbiamo incontrato la Presidente di Progetto Itaca Lecce Natasha Mariano Mariano per approfondire la mission dell’associazione, le sfide quotidiane e le prospettive future, in un dialogo autentico e ricco di spunti di riflessione.
– Come ha conosciuto Progetto Itaca Lecce
Attraverso l’opera di informazione portata sul territorio da Ughetta Radice Fossati e da alcuni amici leccesi, che poi sono diventati, insieme a me, soci fondatori di Progetto Itaca Lecce.
– Cosa condivide della sua mission, dei valori e dei servizi offerti al territorio?
Progetto Itaca Lecce ha una missione molto innovativa. I ragazzi che ne usufruiscono sono i veri protagonisti; accanto a loro operano i volontari, che supportano le attività e contribuiscono a diffondere la conoscenza della salute mentale sul territorio.
– Qual è stata la sua reazione alla nomina di Presidente?
Ero veramente sgomenta, perché non ero e non sono tuttora sicura di essere la persona giusta nel posto giusto. Penso che Progetto Itaca richieda una grande abnegazione e temo, a volte, di non riuscire a dedicarmi quanto sarebbe necessario.
– Quali sono gli obiettivi del suo ruolo?
Diffondere il più possibile la conoscenza di Progetto Itaca sul territorio e reperire i fondi necessari per realizzare le numerose iniziative dell’associazione.
– Come riesce a conciliare il lavoro di medico con il ruolo di Presidente?
Togliendo, inevitabilmente, qualcosa alla mia famiglia.
– Cos’è per lei la salute mentale?
La salute mentale è uno stato di momentaneo disagio dell’individuo, come indicato dall’OMS. È un malessere psicofisico e non semplicemente l’assenza di malattia. Il disagio mentale fa parte di un benessere non completo e, proprio per questo, deve essere sostenuto e aiutato.
– Cos’è per lei la lotta contro lo stigma della salute mentale?
Significa parlare, parlare molto, senza nascondersi dietro ai timori o alla paura di scoprire cosa sia davvero il disagio psichico. Bisogna viverlo all’interno della comunità, talvolta anche con un po’ di sfrontatezza, mostrando la propria vulnerabilità senza vergogna.
– Che impressione ha avuto dei soci del Club Itaca Lecce?
Sono meravigliosi, fantastici. Imparo più da loro che dalla società cosiddetta “normale”.
–In che modo, secondo lei, si può supportare una persona con problemi psichici nella ricerca di lavoro?
È fondamentale acquisire quante più competenze possibili attraverso corsi di formazione e perfezionamento, ma anche non avere paura di chiedere. Due nostri soci hanno avuto l’opportunità di svolgere un’esperienza retribuita presso il Tribunale per i Minorenni di Lecce, grazie al supporto di una Fondazione tramite Progetto Itaca. Non è stato difficile chiedere al Tribunale se fossero disponibili ad accoglierli. Continueremo a fare lo stesso con altre realtà, consapevoli che non tutte diranno sì, ma senza scoraggiarci: dobbiamo imparare a essere più sfrontati.
– Come reputa si stiano svolgendo le attività del Club Itaca Lecce?
Penso che si stiano svolgendo bene. I ragazzi hanno acquisito buone competenze in diverse attività e hanno costruito un gruppo coeso. Dobbiamo però aumentare il numero degli iscritti: chi attraversa un momento di fragilità deve sapere di poter trovare accoglienza, e chi già frequenta può aiutare gli altri, sentendosi a sua volta gratificato. Più soci significano maggiore condivisione e più opportunità di formazione.
–Quali sono i suoi progetti futuri per l’associazione?
Aprirci sempre di più al territorio, farci conoscere maggiormente e attrarre nuovi iscritti al Club.
Dalle parole della Presidente emerge una visione della salute mentale fondata sull’ascolto, sulla condivisione e sul coraggio di esporsi. Progetto Itaca Lecce si conferma non solo come un luogo di supporto, ma come uno spazio di crescita collettiva, in cui il valore delle relazioni e della formazione diventa strumento concreto di inclusione. Una realtà che invita la comunità a superare paure e pregiudizi, ricordando che la fragilità, quando è condivisa, può trasformarsi in forza.

