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Il magazine di Club Itaca Lecce

Musica

Francesco Guccini, addio al poeta dell’Appennino

Dalle montagne di Pàvana alle canzoni che hanno raccontato un'Italia ribelle: si spegne una delle voci più autorevoli della musica d'autore italiana

di Andrea E Rosa  |  6 Agosto 2026

Francesco Guccini, nato a Modena il 14 giugno 1940 e scomparso il 6 agosto 2026, è stato uno dei più grandi cantautori italiani, oltre che scrittore, attore e autore di fumetti. Figura simbolo della canzone d’autore, ha attraversato oltre mezzo secolo di storia italiana raccontando con ironia, poesia e impegno civile un Paese in continua trasformazione.


Gli esordi e una carriera straordinaria
Il debutto discografico arriva nel 1967 con Folk Beat n. 1, primo tassello di una produzione che supererà i venti album. Accanto alla musica, Guccini si dedica alla narrativa, alle colonne sonore e ai fumetti, lasciando un’impronta profonda nella cultura italiana.


Tra i suoi brani più celebri figurano Dio è morto, La locomotiva, L’avvelenata, Radici, Amerigo, Canzone per un’amica e La canzone del bambino nel vento (Auschwitz), opere che hanno segnato intere generazioni grazie ai loro contenuti sociali, politici e umani.


Le radici nell’Appennino
La storia personale di Guccini è profondamente legata alla Seconda guerra mondiale. Suo padre Ferruccio Guccini (1911-1990), dopo l’8 settembre 1943, rifiutò di giurare fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana e ai nazisti. Per questo motivo venne deportato in Germania, dove rimase internato per quasi due anni nei pressi di Amburgo come Internato Militare Italiano.


Durante quel periodo il piccolo Francesco visse con la madre Ester presso i nonni paterni a Pàvana, sull’Appennino tosco-emiliano. Quelle montagne diventeranno il luogo dell’anima del cantautore e una fonte inesauribile di ispirazione.


A Pàvana dedicherà il romanzo Cròniche epafàniche, mentre il profondo legame con la propria terra emergerà in canzoni come Radici e Amerigo, dove racconta la storia di un prozio emigrato, simbolo dell’emigrazione italiana e della ricerca di un futuro migliore.


Dal giornalismo alla musica
Terminata la guerra, nel 1945 Guccini tornò a Modena con la madre. L’anno successivo anche il padre rientrò dalla prigionia e riprese il proprio lavoro alle Poste.


Prima del successo musicale svolse diversi impieghi. L’esperienza come istitutore in un collegio di Pesaro terminò rapidamente con un licenziamento. Più importante fu invece il periodo trascorso alla Gazzetta di Modena, dove lavorò come cronista.


Lo stesso Guccini ricordava quel lavoro come «massacrante: dodici ore al giorno per ventimila lire al mese». In redazione seguì soprattutto la cronaca giudiziaria e, nell’aprile del 1960, intervistò Domenico Modugno. Fu proprio quell’incontro a convincerlo definitivamente a dedicarsi alla canzone d’autore.


Le canzoni che hanno fatto la storia
Negli anni Sessanta frequentò la Facoltà di Magistero dell’Università di Bologna senza conseguire la laurea. In quel periodo nacquero alcune delle sue composizioni più importanti, tra cui La canzone del bambino nel vento (Auschwitz) e Noi non ci saremo, interpretata con successo dai Nomadi.


Sempre i Nomadi portarono al grande pubblico, nel 1967, Dio è morto, destinata a diventare uno dei brani simbolo della musica italiana. Nonostante le iniziali polemiche e la censura radiofonica, la canzone venne apprezzata persino da ambienti ecclesiastici, trasformandosi in un manifesto generazionale capace di parlare di crisi, speranza e rinascita.


Un patrimonio culturale destinato a restare
Francesco Guccini lascia un patrimonio artistico immenso. Le sue canzoni continuano a raccontare un’Italia fatta di memoria, montagne, osterie, emigranti, ribelli e sognatori. Un universo poetico inconfondibile, nato dall’amore per le proprie radici e dalla capacità di osservare il mondo con sguardo critico e profondamente umano.


Le testimonianze


Andrea: Che ha vissuto gli anni universitari a Bologna, ricorda così il cantautore:
«Per me Guccini ha rappresentato tutti gli anni dell’università a Bologna, dal 1999 al 2007. Era uno status symbol di una generazione che parlava di rivolta, libertà e voglia di cambiare il mondo. Le sue canzoni erano la colonna sonora delle nostre serate e delle nostre riflessioni.»


Rosa: Invece, sottolinea la forza poetica delle sue opere:
«Per me Guccini è stato un poeta capace di raccontare gli sconvolgimenti politici, sociali e culturali del suo tempo. Canzoni come Dio è morto e Auschwitz hanno lasciato un segno profondo nella mia anima e continuano ancora oggi a emozionarmi.»
Con la scomparsa di Francesco Guccini se ne va una delle ultime grandi voci della canzone d’autore italiana. Rimangono però le sue parole, destinate a continuare il viaggio nel tempo attraverso le emozioni di chi le ascolta.

Uno dei più grandi cantautori italiani, oltre che scrittore, attore e autore di fumetti

Guccini
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