San Lazzaro di Betania, amico di Gesù e fratello di Marta e Maria, è la figura evangelica nota per essere stata risuscitata, come racconta il Vangelo di Giovanni. Secondo la tradizione, dopo la resurrezione di Cristo, sarebbe diventato vescovo missionario, diffondendo il Vangelo nel bacino del Mediterraneo.
A lui è dedicata la Parrocchia di San Lazzaro a Lecce, una chiesa ricca di storia e arte: eretta per la prima volta nel Quattrocento — come attesta un documento di Ferdinando I di Napoli che ne rivela l’esistenza prima del 1468 — fu riedificata nel 1763, ampliata nel 1789, elevata a parrocchia nel 1906 e ulteriormente ingrandita nel 1916.
Accanto alla vecchia chiesa sorgeva un lazzaretto, un ospedale per lebbrosi, ampliato nel 1564, segno di una vocazione storica all’accoglienza e alla cura dei più fragili. La facciata è semplice, articolata su due ordini: il primo diviso da paraste con un piccolo portale sormontato dallo stemma cittadino; il secondo raccordato da volute e caratterizzato da un’apertura circolare centrale. L’interno, a tre navate con abside, custodisce un affresco quattrocentesco di San Lazzaro proveniente dalla chiesa originaria, un Crocifisso ligneo seicentesco di frà Angelo da Pietrafitta, le tele dei quattro evangelisti, dell’Immacolata, di San Michele Arcangelo, di San Cataldo vescovo, del Sacrificio di Abramo e del Martirio di Sant’Irene. Sono presenti inoltre una statua lignea di San Pantaleone e una statua in cartapesta di Sant’Eligio realizzata da Antonio Maccagnani.
Ogni anno, alla vigilia della Domenica delle Palme, la parrocchia celebra la festa di San Lazzaro con processioni, liturgie solenni e momenti di intensa e silenziosa preghiera.
L’11 febbraio, sempre in questo contesto, abbiamo avuto il piacere di incontrare il nuovo parroco. In questa occasione abbiamo conosciuto Don Flavio, con cui abbiamo condiviso un momento di dialogo e di confronto.
Come e quando hai deciso di diventare prete?
A 11 anni c’era la possibilità di entrare in seminario anche dalle scuole medie, ma la decisione non l’ho presa in quel periodo, perché si è ancora troppo piccoli. L’ho presa un po’ prima della maturità delle scuole superiori. Facendo il mio percorso di discernimento ho capito che era quella la strada che volevo percorrere.
In quali chiese sei stato parroco prima di San Lazzaro?
Prima di San Lazzaro sono stato parroco nella Chiesa Madre di Novoli, Sant’Andrea Apostolo; poi nella Chiesa Madre di Trepuzzi, Maria Santissima Assunta. Sono stato anche alcuni anni in Cattedrale a Lecce e parroco della Basilica di Santa Croce.
Se non fossi stato sacerdote, cosa avresti voluto fare nella vita?
Mi sarebbe piaciuto fare tante cose. Mi sarebbe piaciuto fare l’architetto oppure studiare Agraria, proprio per aiutare la gente più povera.
Chi è San Lazzaro e qual è la sua storia?
San Lazzaro è un personaggio che troviamo già nel Vangelo. È amico di Gesù e aveva due sorelle, Marta e Maria. Abitavano a Betania, vicino a Gerusalemme. È lui quello che è stato resuscitato nel Vangelo di Giovanni. Dopo la morte e resurrezione di Gesù, si dice che sia diventato vescovo missionario e che abbia portato il Vangelo nel bacino del Mediterraneo.
Come ti trovi nel quartiere San Lazzaro?
Mi trovo bene, perché c’è tanta bella gente, molto disponibile. Essendo un quartiere residenziale, tante persone non si interessano molto alla vita della chiesa. Quelli che frequentano sono belle persone; quelli che non frequentano non sappiamo, perché per tanta gente è come se non ci fossi.
Quale assistenza offre la parrocchia alle persone più bisognose?
Oltre al centro di ascolto, offriamo una mensa per i poveri: il pranzo la domenica e un cestino tutte le sere. Durante il Covid si faceva anche il pranzo qui, ma dopo non è stato più possibile perché i locali sono piccoli. C’è poi l’ascolto personale: quando conosciamo la situazione delle persone, cerchiamo di aiutarle anche dal punto di vista economico, per quello che è possibile.
Che cos’è per te la salute mentale?
È la capacità di poter gestire consapevolmente e liberamente la propria vita, rendersi conto di chi siamo, del modo in cui viviamo e del lavoro che possiamo fare per gli altri. È anche la capacità di discernere. Questo è fondamentale per affrontare un mondo che non è facile e non sempre è accogliente.
Qual è il testo sacro più importante?
È difficile dirlo, perché è tutta Parola di Dio. Possiamo dire quale ci piace di più. A me piace molto il colloquio che Gesù fa con Pietro dopo la resurrezione, quando per tre volte gli chiede: “Pietro, mi ami?” e lui risponde di sì.
Durante l’intervista hai citato il Santo patrono di chi soffre di malattie mentali. Chi è?
È San Benedetto Giuseppe Labre, festeggiato il 16 aprile. È conosciuto come “il vagabondo di Dio”. Fu rifiutato da vari monasteri per la sua instabilità e visse gran parte della sua vita viaggiando.
L’intervista a Don Flavio racconta non solo il percorso personale di un sacerdote, ma anche la storia viva di una parrocchia che nei secoli ha unito fede, arte e assistenza ai più fragili.
Ringraziamo Don Flavio per la disponibilità e la profondità delle sue parole, che aiutano a comprendere il valore spirituale e sociale della Parrocchia di San Lazzaro nel cuore di Lecce.









