Intervista realizzata il 7 ottobre 2026
Ci sono attività commerciali che, con il passare degli anni, diventano parte integrante del tessuto di un quartiere. Luoghi in cui si entra per acquistare un prodotto, chiedere un consiglio o trovare una soluzione a un piccolo problema quotidiano. La ferramenta di cui vi raccontiamo oggi è una di queste realtà: una storia che comincia 35 anni fa in un piccolo negozio di via Taranto, a Lecce, e prosegue oggi in via San Lazzaro.
Abbiamo incontrato il titolare per ripercorrere le tappe della sua attività, conoscere meglio la clientela e riflettere sui cambiamenti del quartiere, sul valore delle relazioni quotidiane e sull’importanza della salute mentale nel mondo del lavoro.
Come è iniziata la storia della sua ferramenta? È sempre stato questo il mestiere che sognava di fare?
A dire la verità, non era questo il mestiere che avrei voluto fare. La mia storia, però, è iniziata 35 anni fa, in un negozio di appena 22 metri quadrati in via Taranto. Dopo vent’anni di lavoro, durante i quali abbiamo imparato a conoscere sempre meglio questo mestiere, ci siamo trasferiti qui, in via San Lazzaro. Abbiamo trascorso vent’anni in via Taranto e oggi la nostra attività continua in questa zona di Lecce.
Quali sono i prodotti più richiesti dai clienti?
Sicuramente lo stucco e l’acquaragia: sono i due prodotti che vanno per la maggiore, quelli che vendiamo di più.
Che tipo di clientela frequenta il negozio?
La nostra clientela comprende sia gli hobbisti sia gli applicatori professionisti. Ci rivolgiamo a entrambi.
Da quanto tempo siete presenti nel quartiere San Lazzaro e che cosa vi ha spinto a scegliere proprio questa zona?
Abbiamo scelto San Lazzaro perché, all’epoca, era una zona in cui mancava una ferramenta. Abbiamo pensato che potesse essere il posto giusto per trasferire la nostra attività. In tutti questi anni ho conosciuto tantissime persone.
C’è un cliente, un incontro o un episodio che ricorda in modo particolare?
No, non c’è un episodio in particolare che ricordi più degli altri. Per me i clienti sono tutti uguali e ancora oggi cerchiamo di trattarli tutti allo stesso modo.
Chi frequenta oggi la ferramenta? E come è cambiato il rapporto con la clientela rispetto agli anni in cui lavorava in via Taranto?
San Lazzaro, rispetto a via Taranto, è una zona più esclusiva, più d’élite. Ma non è una questione economica: è proprio diversa la tipologia di persone e di richieste. I clienti che venivano in via Taranto cercavano prodotti diversi rispetto a quelli che vengono qui. Sono due vie differenti, e questa differenza si riflette anche nel modo in cui si vendono i prodotti in ferramenta.
Guardando al passato, quali cambiamenti ha notato nel quartiere e nella vita delle persone che lo abitano?
In realtà, non abbiamo visto grandi cambiamenti. Da quando siamo qui, circa quindici anni fa, la zona è rimasta più o meno uguale. Il cambiamento più significativo, per noi, è stato proprio il passaggio da via Taranto a via San Lazzaro, anche perché si tratta di una zona più esclusiva.
La vostra ferramenta è diventata anche un punto di riferimento per il quartiere?
Sì, oggi possiamo dire di esserlo. Ci sono voluti, però, circa dieci anni per far capire alle persone che eravamo presenti e che potevano contare su di noi. All’inizio la zona era un po’ troppo vecchia, ma oggi si sta ripopolando di giovani.
C’è qualche associazione o realtà del territorio che sente particolarmente vicina e che sostiene?
Al momento no. Se qualcuno passa a chiedere un’offerta, siamo disponibili a darla, ma non sosteniamo direttamente associazioni o realtà specifiche. Se ci viene chiesto un contributo, comunque, lo facciamo volentieri.
Per concludere, che cos’è per lei la salute mentale?
È fondamentale, è importante. La salute mentale ti permette di svolgere questo lavoro, come tanti altri. Se non stai bene con la testa, purtroppo, non puoi fare nessun tipo di lavoro. Forse non riesci nemmeno a vivere serenamente la tua vita.
Una presenza che si costruisce nel tempo
Trentacinque anni di attività, due strade diverse e un percorso costruito giorno dopo giorno. La storia di questa ferramenta racconta il valore della continuità, dell’esperienza e della presenza sul territorio. Diventare un punto di riferimento non è stato immediato: sono serviti anni perché il quartiere riconoscesse il negozio come una realtà familiare e affidabile.
Oggi, tra prodotti di uso quotidiano, professionisti e appassionati del fai-da-te, la ferramenta continua a svolgere il suo ruolo nella vita di San Lazzaro, in una zona che lentamente si apre anche a nuove generazioni.
L’intervista si chiude con una riflessione che va oltre il lavoro e il commercio: la salute mentale è una componente fondamentale del benessere di ogni persona. Un richiamo semplice e diretto, che ci ricorda come dietro ogni attività ci siano persone, impegno quotidiano e un equilibrio da preservare.
Perché anche un piccolo negozio, con la sua storia e le sue relazioni, può raccontare qualcosa di importante sulla vita di una comunità.
Tra prodotti di uso quotidiano, professionisti e appassionati del fai-da-te, la ferramenta continua a svolgere il suo ruolo nella vita di San Lazzaro





